Privacy: la risposta di Facebook ai dubbi dei membri del Congresso americano

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Dopo averne parlato qualche giorno fà, torniamo a parlare di Facebook e dei suoi problemi (o meglio dei suoi utenti) di privacy.
Infatti, è finalmente arrivata la tanto attesa risposta del social network di Zuckerberg ai dubbi sollevati dai due membri del Congresso degli Stati Uniti in merito alle nuove politiche di condivisione di dati sensibili (come indirizzi di residenza e numeri di telefono) che Facebook ha intenzione di introdurre.

In una missiva di ben 7 pagine, firmata da Marne Levine, vicepresidente della divisione global public policy di Facebook, la quale spiega che le modifiche sarebbero state implementate solo a partire da un’effettiva consapevolezza da parte degli utenti.

Da quanto si legge in questa missiva, pare che Facebook sia ancora intenzionato ad implementare le modifiche annunciate, prevedendo un’apposita schermata che all’avvio dell’applicazione richiesta, chieda agli utenti un esplicito permesso per la condivisione delle informazioni. Un principio tanto semplice quanto banale, almeno secondo la visione del social network: si potrà accettare lo sfruttamento da parte di terzi di indirizzi e numeri di telefono oppure negarlo.
La questione però non convince l’opinione pubblica. Si sa già che Facebook vieta ufficialmente la registrazione ai minori di 14 anni. Tralasciando il fatto che è già molto  difficile controllare che i dati inseriti in fase di registrazione siano reali (spesso è difficile distinguere un dodicenne o tredicenne da un quattordicenne, e viceversa),  un quattordicenne, per la legge e per la natura, è ancora un minorenne e sicuramente non tutti a quell’età sono consapevoli di quanto possa essere ingenuo e pericoloso fornire propri dati sensibili a terzi sconosciuti. I fatti di cronaca recenti, oltretutto, dovrebbero far aprire gli occhi anche ai vertici di Facebook, che continuano a lucrare  liberamente a scapito della privacy dei propri utenti.

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